È considerata la stilista rivelazione dell’anno. Oliva LeBlanc abbina il design street-cool del suo brand newyorkese al tema della sostenibilità dell’industria della moda, puntando alla nicchia di mercato americano dell’abbigliamento androgino che ad oggi è ancora inesplorato.

Fresca di laurea a La Parson, Oliva LeBlanc vanta borse di studio del calibrio di Geoffrey Beene Design Scholarship e Ugo Boss award. Di recente inoltre è stata tra i finalisti del prestigioso Parson x Kering Sustainability Competition.

La Parson e New York hanno rafforzato questa sua estetica no-gender. Essa infatti è riuscita a stravolgere i tradizionali standard femminili-maschili mixando lo streetwear ad abiti  di alta gamma di ottima fatttura che durano nel tempo.

Tutto questo ha già attirato l’attenzione di Rihanna, la quale si è già accaparrata molti suoi abiti dopo un evento benefico. Oltre a quella del rapper Future, il quale l’ha contatta tramite la sua stylist personale.

oliva le blanc - vogparty
Oliva LeBlanc - oblan 1

Quello di ØBLANC è un brand che ha come focus la sostenibilità, dunque puntando a diversi utilizzi dei capi e al riciclo dei materiali. Oliva LeBlanc infatti utilizza per la maggiore denim riciclato, poiché questo permette di evitare l’uso dell’enorme quantitativo d’acqua necessario a produrne di nuovi, che oltretutto cercano di ottenere l’effetto “usato”. Il suo obbiettivo infatti è quello di spronare la fantasia dei suoi clienti per creare nuovi stili utilizzando lo stesso capo indossato in modo diverso, senza dover per forza comprare tonnellate di nuovi vestiti. È dunque questo il concetto di “intercambiabilità” che ØBLANC vuol portare.

Ma perché questa stilista è considerata così importante? Sicuramente siamo in un momento in cui in ogni campo, e soprattutto nella moda, si sta cercando di evitare “il banale”, dunque una stilista come Oliva che da uno scossone al tradizionalismo dando un senso al suo volersi distaccare dai canoni tradizionali viene sicuramente apprezzata.

Non è un caso che i suoi due stilisti ispiratori sono proprio quelli di Y/Project e Vetements, due brand che stanno contribuendo in un modo del tutto rivoluzionario al cambiamento del sistema moda attuale. 

La cosa che più di tutte accomuna Oliva LeBlanc al suo brand ispiratore e la volontà da parte di Vetements di sviluppare ulteriormente l’estetica di design persa in consumi ingannevoli e di stabilire una vera e potente rete creativa al di fuori della struttura.  Non esiste tema o storia stagionale, ma una raccolta di idee preferite. Ogni pezzo è di per sé ed è facile da mescolare con tutto ciò che lo circonda.

Oliva LeBlanc: Avanguardia, sovversione, hype.

Sono questi i termini associati più frequentemente a Vêtements, il brand-fenomeno del momento. In una fase in cui il fashion system sta attraversando una profonda crisi – sia a livello economico che creativo – Demna Gvasalia e il suo collettivo (“setta”, come alcuni si divertono a definirlo) sono riusciti a creare un impero mediatico con pochi precedenti nella storia del costume.

Il concetto di rivoluzione che si vuole inculcare lo si nota anche dalla modalità con cui Vetements ha deciso di presentare i capi della collezione SS 18, scegliendo come modelli modelli persone “reali” qualunque, selezionate dal team di Vetements dopo uno street casting. Presenti all’appello anche bambini e famiglie – nuovo “feticcio” di Gvasalia già visto durante la sfilata SS18 Menswear di Balenciaga – in posa come per una foto ricordo di una vacanza Zurigo (città dove si è recentemente spostata la sede del brand), comunicando così una linea d’abbigliamento adatta a tutti . Uno scenario come il Centre George Pompidou diventa lo scenario perfetto per questa sfilata che riassume i concetti alla base del successo del brand procedendo questa volta per tipologie.

Gli abiti ritraggono tutto lo stile Vetements e numerose somiglianze con le collezioni di Balenciaga disegnate da Demna. Inoltre sono state annunciate le collaborazioni con Tommy Hilfiger, Alpha Industries, DHL, Umbro, Levi’s e Reebok.

Oliva LeBlanc – un’overview sulla collezione

Considerati individualmente, questa collezione presentava alcuni pezzi belli e sportivi, una sartoria perfetta per cappotti e colori dall’arancio all’azzurro reale per illuminare il panorama cittadino.

Il risultato era spiritoso, occasionalmente carino, inventivo nelle sue forme e intrigante nel suo messaggio. L’effetto era anche un po ‘minaccioso. Susie Bubble ha ipotizzato la trasformazione del nome del brand in aggettivo, come a indicare un movimento culturale globale – al di là dell’industria della moda e delle sue tendenze. A breve, potremmo dunque ritrovarci a descrivere qualcosa come molto “Vêtements”, e concordare tutti univocamente sul suo valore estetico.

Articolo di Chantal Rupiani [FB] [IG]